Per questo motivo, dopo una lunghissima battaglia legale, nel 2012 la Corte ha stabilito che le società erano tenute soltanto a risarcire circa 2,5 miliardi di euro, cioè lammontare delle imposte non pagate nel periodo di scollegamento calcolato per difetto (come ammesso dalla stessa Corte).
Secondo la Guardia di finanza, e per la richiesta del jackpot baits facebook pm che si occupava del caso, il conto da saldare era quindi di circa 90 miliardi di euro.La proposta di far assorbire il personale in esubero alle Province tra gli amministrativi delle forze dellordine e quindi mettere su strada più agenti sembra una chimera: Il problema non è il personale."E' evidente che il governo si è inginocchiato di fronte ai signori del gioco d'azzardo con uno scandaloso condono che riduce le sanzioni per i concessionari di slot e videopoker a poco più di un piatto di lenticchie, meno di un quarto roulette online legale random della sanzione prevista.Le concessionarie sono sostanzialmente condannate, così come lex direttore Generale dei Monopoli di Stato Giorgio Tino e l Direttore dei Giochi, Antonio Tagliaferri, mentre Annamaria Barbarito, responsabile dellufficio apparecchi da intrattenimento dei Monopoli di Stato, viene esentata da responsabilità.La cifra da pagare, quindi, sarebbe scesa da 2,5 miliardi di euro a poco meno di 700 milioni.Stavolta rispetto al cuore del problema, che è la gestione di un settore in cui girano miliardi e che ancora attende un intervento legislativo degno di questo nome (avremo occasione di parlare della legge Mirabelli sul riordino dei giochi).Lo Stato guadagna dal gioco dazzardo circa 4 miliardi di euro lanno e per questo è difficile intervenire per limitarlo.La Corte dei Conti, infatti, ha rilevato nella sua sentenza del 2012 che il problema era molto più ampio di come appariva: le slot machine non erano state semplicemente scollegate dalla rete per ottenere guadagni in nero.Il mancato controllo ha vanificato il servizio pubblico affidato in concessione alle dieci società odierne convenute ed ha reso impossibile una più efficiente ed efficace azione di prevenzione e contrasto dell'uso illegale di apparecchi e congegni da divertimento e intrattenimento, nonché per favorire il recupero.Questa storia comincia nel 2004, quando il governo di Silvio Berlusconi approvò unulteriore liberalizzazione del settore del gioco dazzardo, permettendo la diffusione di un nuovo tipo di slot machine.La mia impostazione liberal mi fa scegliere la prevenzione, come per le sigarette, più che la repressione.
I 98 miliardi di euro, dunque, non esistono, non sono mai stati comminati come sanzione a nessuna società, né men che meno sono stati evasi.
Come ricorda, fanpage, che ha ricostruito tutta la vicenda, soltanto sei concessionari su 10 avevano accettato lofferta.